Ice.
C’è che la mia vita deve continuare al di là di ogni breve o lunga sosta.
C’è che sono stanca di aspettare che i ciottoli di un lungo viaggio ritornino tra le mie mani. Sono pezzi di un vetro rotto, vecchio, logorato dal tempo, perché dovrei conservarli? Sono taglienti, e non ci pensano due volte prima di conficcarsi sotto la pelle, tagliarti, lasciarti sul pavimento zuppa di sangue. Detriti assassini di qualcosa che si trascina e speri torni apposto. Ma aspettare è un tempo troppo lungo per chi da fare miliardi di cose ancora. Non voglio più attendere nulla, non voglio vicoli, non voglio più il fiato sospeso in attesa di quel messaggio che rimanda il suo arrivo continuamente. Non è il problema di essere al secondo posto, o meglio è un problema, ma si sopporta finché c’è rispetto. Poi tutto svanisce se la gentilezza va a puttane. Perché c’è il giusto tempo per stare con la persona amata, e il giusto tempo per stare insieme a me. Invece puntualmente questo non accade mai, la gente preferisce sbattermi le porte in faccia e viversi la loro felice relazione senza alcun problema esterno. E sai qual è il vero problema? E’ che io non sono la solita persona che conosci e dimentichi nel giro di 24 ore. Non è vanità, non è sicurezza, è solo che sono un tipo particolare, a volte rompo le palle più del previsto, a volte mi sveglio con la luna storta, ma sono essenzialmente una persona buona. Io non ho mai detto addio a nessuno, mi sembra una parola così vuota, terrificante, e fuori dalle cose giuste che conosco, che allora evito di usarla, per sino per chi non è più in questo mondo io uso la parola Arrivederci, mi sembra più accomodante, seppur spesso illusoria, ma ti porge un cuscino, ti tende la mano, l’arrivederci rispetta i tuoi tempi e quando sente che sei pronta ti da l’amara conclusione che nulla sarà mai più come prima. E invece no, la gente dice Addio con una certa facilità pari a chi vive e dimentica. Si incamminano nelle loro vicende dicendo troppo spesso quella parolina violenta, eliminano qualcuno dalla loro esistenza a volte per banali motivi, così, come se strappassero un tenero fiore da un prato verde acido, troppo semplice, troppo irrazionale, troppo logico. Non è vero che le persone possono essere dimenticate, nell’amore, nell’odio, nell’indifferenza c’è sempre un sottile ricordo di qualche dettaglio vecchio, qualche conversazione, qualche sguardo, qualche piccolo bacio sulla guancia, un buon profumo, delle mani fredde, il ticchettio del suo orologio. Rumori, suoni mimetici che ti restano fin dentro l’anima, stralci della tua storia che non vanno via neanche a lavarli con l’acido. Ciò che viene e vive dentro di te, difficilmente va via, e se lo fa ti lascia dentro un graffio profondo impossibile da coprire con i tessuti che ti porti addosso.
Certe situazioni restano ghiacciate ed irrisolute per più di mezza vita, per poi sciogliersi un giorno con il caldo alito della luna.
